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Giovanni Berta (Firenze, 24 agosto 1894 – Firenze, 28 febbraio 1921) è stato un politico italiano.

Fu un militante fascista delle squadre d'azione fiorentine, ucciso dai militanti comunisti durante gli scontri del Pignone.

Giovanni Francesco Berta, detto Gianni, era figlio di un piccolo industriale metallurgico fiorentino, Giuseppe, proprietario della Fonderia delle Cure (che dopo la morte del figlio rinominò, aggiungendovi il suo nome). Partecipò alla guerra italo-turca del 1911 e al primo conflitto mondiale, aderendo al termine delle ostilità ai Fasci Italiani di Combattimento.

Il 28 febbraio 1921, alle 17:30 – un giorno dopo l'attentato anarchico di piazza Antinori contro un corteo nazionalista, che aveva provocato la morte dello studente Carlo Menabuoni e del carabiniere Antonio Petrucci, e che era culminato poi con l'omicidio da parte delle squadre d'azione del dirigente comunista Spartaco Lavagnini –, il giovane Berta, mentre da solo si trovava a transitare in bicicletta su di un ponte fu circondato dai social-comunisti e, dopo essere stato pugnalato, fu gettato al di là del parapetto del ponte.

Secondo la versione fornita da Roberto Farinacci, Berta, simpatizzante fascista ma non squadrista, sorpreso da solo nei pressi del ponte, fu individuato per una spilletta fascista che portava all'occhiello della giacca, pertanto inseguito e gettato in Arno dopo un pestaggio e il furto del portafogli. Mario Piazzesi riferisce le voci che si rincorsero in quei giorni convulsi di bocca in bocca, e del ritrovamento il giorno dopo del corpo del giovane, con un vistoso segno di scarpone chiodato stampato in fronte.